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Famiglia Cristiana (dicembre 2000)
Canto la natura, non la New Age
Di Gigi Vesigna


Canto la natura, non la New Age


«Credo che un artista non debba accettare di essere etichettato», dice la trentanovenne cantante e musicista, che nel suo album fa tutto da sola. «Io amo molto i colori del mare, della campagna e della terra. E sono cattolica praticante: spesso entro in chiesa a pregare e ne esco rigenerata».

I primi applausi li ricevette a tre anni e mezzo quando, con i nonni, recitava nel ruolo di Cappuccetto Rosso in una pantomima messa in scena dalla sua famiglia, i Braonain, originaria del Donegal, quella zona dell'Irlanda dove la lingua e la cultura dei Celti sono ancora oggi parte integrante della società. «Recitavo una sera sì e una no», ricorda Enya, «altrimenti mi addormentavo in palcoscenico...».

Uno scricciolo di ragazza che non dimostra i suoi 39 anni, i capelli corvini e gli occhi chiari, accetta quasi sorpresa di parlare di sé, del suo passato, anche se il motivo dell'incontro dovrebbe essere quello di ascoltare il suo ultimo disco, A day without rain, che esce quattro anni dopo l¹album The memory of trees.

Eithne Ni Braonain è il nome per intero di quella che, senza volerlo, è diventata la musa dei seguaci della New Age, che hanno definito la sua musica «un insieme di sospiri strumentali e di parole incantate». «È una frase molto bella, ma io non mi identifico nella New Age. Credo che un artista non ami etichette o catalogazioni. Se la mia musica evoca la natura ne sono felice. Io amo molto i boschi, il cielo, i colori del mare. A volte penso che il blu sia il mio colore preferito, quello in cui mi piace perdermi e lasciarmi andare. Ma è solo uno stato d¹animo, perché la mia vita è anche piena di verde, quello della mia terra, e di rosso, il colore delle sue passioni».

Enya in gaelico significa fuoco ma, se fuoco c'è in lei, è ben celato dalla tranquillità, dalla serenità che sa comunicarti mentre ascolta le domande e risponde subito, come se non riflettesse. Eppure le risposte sono quelle giuste, perché ti aiutano a scoprire il suo mondo.

C'è, nella tua filosofia di vita e nella tua musica, un denominatore comune?

«È la libertà: c¹è un pensiero di Apollinaire che mi ha sempre incantato. Dice: "Avvicinatevi all¹orlo del burrone. Abbiamo paura. Avvicinatevi all'orlo del burrone. Eccoci, siamo qua. Egli li spinse. Essi volarono". Tutti vorremmo volare liberi, però abbiamo paura. Ma se ci sono persone che ci stanno vicino, che ci trasmettono sicurezza, allora possiamo volare. I miei due collaboratori più stretti, Nick Ryan e
sua moglie Roma, mi hanno insegnato a volare e volano con me...».


La tua musica, costruita con tecnologie sofisticate, trasmette pace e serenità. Come riesci a mixare tecnologia e poesia?

«Dipende dal metodo di lavoro. Io, Nick e Roma ci comportiamo in sala di incisione come se fossimo in un concerto. E così, da questa
specie di comunione, nasce la spiritualità...»
.

Sei cattolica?

«Sì, e mi sento molto vicino all¹aspetto spirituale della religione. Spesso entro in una chiesa vuota per dire una preghiera. E ne esco rigenerata...».

La musica di Enya, anche se magari non tutti conoscono il suo volto, perché non fa concerti e appare il meno possibile in Tv, è tuttavia popolarissima. Hollywood l¹ha inserita nella colonna sonora di film importanti, come Green card, Cuori ribelli con Tom Cruise, L¹età dell¹innocenza di Martin Scorsese, e adesso sta per uscire il film con Keanu Reeves, Only time, dove ascolteremo Sweet November.
Un suo pezzo, Caribbean Blue, è diventato il motivo di un famoso spot pubblicitario.

È vero che la tua canzone preferita è Orinoco flow?
«È vero nel senso che è stata la canzone che mi ha fatta conoscere al mondo».

Come mai non ti esibisci dal vivo in concerti?
«Perché dovrei portare sul palco con me decine di strumenti per ottenere un¹atmosfera che non sarebbe comunque identica a quella dei dischi».

Si parla però di una tua partecipazione al prossimo Sanremo...

«È possibile. Ma in questo caso, canterò sulla mia base musicale».